Nella Settimana Unesco Educazione alla Sostenibilità un sistema locale per un tema globale: le cisterne antiche della Costiera amalfitana

24 novembre 2017 alle 20:27

L’evento della Settimana Unesco Educazione Sostenibilità presso l’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli di Tramonti

Un bene storico, architettonico, ambientale: ecco le antiche cisterne della Costiera amalfitana, argomento centrale dell’evento dedicato ai “cambiamenti climatici e rifugiati ambientali” tema di quest’anno della “Settimana Unesco Educazione alla Sostenibilità”.

Con le classi III della Scuola secondaria di Primo grado dell’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli di Tramonti, il Club per l’Unesco di Amalfi in collaborazione con l’associazione Acarbio, ha introdotto per due ore un tema globale con una visione locale. Global: ciò che è globale diventa anche locale. Perché non c’è un argomento (come ad esempio i cambiamenti climatici e rifugiati ambientali) che non ci riguardi da vicino. E i ragazzi hanno ben compreso come ogni piccola azione positiva può diventare da stimolo per la collettività. Perché anche nel piccolo bisogna cercare di far qualcosa. Come ad esempio proteggere dall’abbandono le cisterne, che localmente si conoscono anche come peschiere, e far in modo che vengano di nuovo riattivate. Come ad esempio è stato fatto con una cisterna (di epoca tardo romana) nei pressi della sede dell’associazione Acarbio, in località Grisignano a Tramonti.

Cornelia Kramsall durante il suo intervento Settimana Unesco Educazione alla Sostenibilità

Un video ne ha ripercorso tutto il lavoro fatto grazie all’aiuto di tanti volontari. Piccoli esempi per un grande cambiamento. E poi il tema sul’”Accordo di Parigi sul Clima” spiegato ai ragazzi con esempi concreti. L’obiettivo di mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2°C non garantisce l’arresto del riscaldamento globale; anzi, secondo la maggior parte dei ricercatori non impedirà che si verifichino cambiamenti per il clima. È però un punto di partenza fondamentale, perché per la prima volta ha responsabilizzato quasi ogni paese del mondo (ben 195) sulla necessità di fare di più e meglio per ridurre le emissioni, puntando al tempo stesso sulle opportunità economiche offerte dallo sfruttamento delle energie rinnovabili. E così attraverso slides, foto e video, si è mostrato cosa può fare, anche una piccola comunità in tema di “cambiamenti climatici e rifugiati ambientali”.